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Generazione Z contro il tempo: perché i ventenni hanno improvvisamente iniziato a temere l’invecchiamento

Fino a pochi anni fa, i cosmetici anti-età erano associati alle donne oltre i quarant’anni. I vasetti con la scritta anti-age occupavano scaffali separati nei negozi e la pubblicità prometteva di sconfiggere le rughe che sarebbero comparse in un lontano futuro.

Fino a pochi anni fa, i cosmetici anti-età erano associati alle donne oltre i quarant’anni. I vasetti con la scritta anti-age occupavano scaffali separati nei negozi e la pubblicità prometteva di sconfiggere le rughe che sarebbero comparse in un lontano futuro.

Oggi tutto è cambiato.

Gli adolescenti acquistano il retinolo, le ragazze ventenni discutono di botox preventivo e i social network sono pieni di consigli su come «conservare la giovinezza fino ai trent’anni». E qui sorge una domanda interessante: possibile che la generazione cresciuta con le idee della body positivity e dell’amore per se stessi abbia improvvisamente iniziato a temere l’invecchiamento?

Sembra che la risposta sia molto più complessa di un semplice «sì» o «no».

La giovinezza è diventata una nuova valuta

I giovani della Generazione Z vivono in un mondo in cui vedono il proprio volto più spesso di qualsiasi generazione precedente.

Fotocamere frontali.

Selfie.

Video su TikTok.

Filtri.

Intelligenza artificiale.

Ogni giorno si trasforma in un’infinita osservazione di se stessi.

Se un tempo una persona si guardava allo specchio poche volte al giorno, oggi vede il proprio riflesso decine o addirittura centinaia di volte. E ogni volta quel riflesso viene confrontato con le foto degli altri, influencer, modelle e immagini digitali che spesso nemmeno esistono nella realtà.

Per questo motivo l’ansia moderna non è legata tanto all’età quanto al desiderio di continuare a soddisfare determinati standard estetici.

L’invecchiamento non è più il nemico

La cosa più interessante è che anche l’industria della bellezza ha cambiato le regole del gioco.

La parola anti-age sta gradualmente scomparendo dalle confezioni. Al suo posto arrivano nuovi concetti: longevity, healthy aging, skin longevity.

Ora i marchi non promettono più di «cancellare dieci anni dal volto».

Parlano di longevità.

Di pelle sana.

Di sonno di qualità.

Di equilibrio ormonale.

Di cura del benessere generale.

Al posto della guerra contro l’età viene proposta una strategia diversa: collaborare con il proprio corpo.

E questo suona decisamente più attraente.

La giovinezza come progetto personale

La donna moderna considera sempre più spesso la bellezza non come un dono della genetica, ma come il risultato di un lavoro costante.

Alimentazione corretta.

Sport.

Sonno di qualità.

Cura regolare della pelle.

Gestione dello stress.

Trattamenti preventivi.

Tutto questo contribuisce a una nuova filosofia, in cui la giovinezza non è più una coincidenza fortunata, ma un vero e proprio progetto sul quale lavorare per anni.

E non c’è nulla di sbagliato in questo.

Il problema nasce quando il desiderio di prendersi cura di sé si trasforma in un controllo ossessivo.

Quando la cura di sé diventa ansia

Molte giovani donne oggi hanno aspettative eccessive nei confronti dei cosmetici.

Vorrebbero che una crema funzionasse immediatamente.

Che i risultati fossero visibili già il giorno successivo.

Che la pelle apparisse sempre perfetta.

Ma la realtà funziona diversamente.

La pelle segue le proprie regole.

Reagisce allo stress, agli ormoni, alla mancanza di sonno, all’alimentazione e persino all’umore.

A volte anche la migliore skincare non può offrire quell’ideale che vediamo sui social network.

Per questo molti esperti parlano di una nuova forma di ansia: le persone iniziano a percepire i cambiamenti naturali dell’aspetto come un problema da correggere immediatamente.

L’intelligenza artificiale alza ulteriormente l’asticella

Se prima gli standard irraggiungibili erano creati da Photoshop e dal fotoritocco, oggi è entrata in gioco anche l’intelligenza artificiale.

Nei feed vediamo sempre più spesso volti perfetti, privi di pori, rughe e imperfezioni.

E soprattutto, molte di queste persone non esistono nemmeno.

Il nostro cervello si confronta con immagini digitali impossibili da riprodurre nella vita reale.

Non sorprende che, dopo una simile esposizione, persino una ragazza di vent’anni possa preoccuparsi delle rughe future.

Di cosa hanno davvero paura i giovani della Generazione Z?

Forse non dell’invecchiamento in sé.

Non del numero riportato sul documento.

Non dei capelli grigi.

E nemmeno delle rughe.

Sembra che la paura più grande della nuova generazione sia un’altra: perdere il controllo sul proprio aspetto e non riuscire più a soddisfare gli standard che essa stessa ha contribuito a creare.

Ma c’è anche una buona notizia.

I giovani della Generazione Z stanno gradualmente comprendendo ciò che alle generazioni precedenti ha richiesto decenni: la vera giovinezza non consiste nell’assenza dell’età.

È energia.

Salute.

Curiosità verso la vita.

La capacità di apprezzare il proprio riflesso oggi, senza rimandare l’amore per se stessi al momento in cui si raggiungerà l’ennesimo ideale irrealizzabile.

E forse proprio questa idea diventerà il principale beauty trend dei prossimi anni.

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